Motta San Giovanni, RC  •  9 ago 2026, 14:11

I piani di Egua e la vigna dei fratelli Calabrò

La risalita verso i piani di Egua, nel comune di Motta S. Giovanni, riserva sempre delle graditissime sorprese, specie quando il tempo è terso e gli aliti di scirocco non rendono illeggibili le visioni divine di Taormina e dell’Etna.

Infatti, nelle condizioni favorevoli, quando spira la tramontana, Taormina sembra a portata di mano dalla vigna di Santo e Salvatore Calabrò. Questa vigna è ormai in fortissima decadenza specie da quando Salvatore si è voluto dedicare solamente a quella ubicata più in alto, nei piani di Sant’Antonio.

Sull’altipiano che conobbe i fasti dei coloni calcidesi di Reggio o le magnificenze delle ville rustiche romane, le vigne allevate bassissime, ad alberello, per sopportare meglio le forti raffiche di freddo gelido che spira specialmente alla fine di novembre, non ci sono più ed Egua è diventata una landa triste che sembra rimpiangere i tempi felici.

Diritto verso il mare della Jonica appaiono i resti tristi di una mancata industrializzazione con la ciminiera svettante della Liquichimica e poco prima le strutture ormai arrugginite delle Officine Grandi Riparazioni di quelle che furono le Ferrovie dello Stato, poi verso lo Stretto l’altipiano degrada verso Capo d’Armi, la Leucopetra dei greci, e verso Reggio si estende la Fossa di S. Giovanni dove spesso nel corso del XVI secolo stazionarono, per poi attaccare Reggio e dintorni, le navi dei pirati Turchi Khair-Ad-Din (Caireddino), di Draghut e dei rinnegati Scipione Cicala, messinese, e dell’infausto rinnegato calabrese, Giovanni Dionigi Galeni, denominato in turco Ulug Alì (la Spada di Alì) o Ucciallì, di Isola Capo Rizzuto.

Nella pace dei pianori di Egua i fratelli Calabrò avevano costituito un’oasi di biodiversità con le viti antiche, tra cui l’Alicante Fimmanella, di cui vi parlerò in un altro post.

#calabria #fruttidimenticati #biodiversita

Foto: Pro Loco di Motta San Giovanni